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PERO NASHI

Pyrus Pyrifolia

Il nashi è il nome comune attribuito al frutto del Pyrus pyrifolia, pianta di origine orientale, abbastanza rustica, appartenente alla famiglia delle Rosacee, ordine rosali, classe dicotiledoni, divisione angiosperme. Il nashi trae origine delle zone a clima temperato e subtropicale della Cina centrale. Il termine nashi è invece di origine giapponese e significa "pera". In Cina le prime coltivazioni risalgono a circa 3.000 anni fa. Nel I secolo a.C., ai tempi della dinastia Han, esistevano grandi coltivazioni di nashi lungo le rive del Fiume Giallo e del fiume Huai. Nel XIX secolo il nashi fu introdotto in America dai cinesi, recatisi nel nuovo continente per fare i minatori, lungo i fiumi della Sierra Nevada. Verso la fine del novecento il nashi comincia ad essere coltivato anche in Europa. L'interesse da parte di produttori e consumatori, dapprima notevole, è andato poi diminuendo, tanto che oggi è considerata una coltivazione residuale ed il consumo interno è limitato. Negli ultimi anni si assiste invece ad una riscoperta di questo frutto. La Cina è attualmente il principale produttore nel mondo, con una produzione annua che si aggira intorno ad un milione di tonnellate. Il secondo produttore è il Giappone. La coltura del nashi ha una diffusione significativa anche in Corea del Sud, negli Stati Uniti,  in Nuova Zelanda ed in Australia. In Italia il nashi viene coltivato in maniera marginale, anche se negli ultimi anni diverse aziende, soprattutto nel nord Italia come in Piemonte ed in Lombardia, stanno dedicando intere aree alla coltivazione di questa varietà frutticola. Il periodo di raccolta comprende agosto e settembre e la commercializzazione del prodotto italiano si estende fino a dicembre. È una pianta forte e resistente e abbastanza rustica che si adatta senza problemi alla maggior parte delle aree frutticole italiane. Richiede terreni leggeri, fertili, irrigabili, con un pH mai eccessivamente acido poiché non tollera la carenza di magnesio, ne terreni argillosi e calcarei. È molto resistente alle intemperie, in particolare al freddo dei mesi invernali, mentre soffre le brinate tardive che possono provocare forti danni se queste avvengono durante la fioritura. Quest'ultima arriva sempre copiosa, uno spettacolo da ammirare. Il frutto, con un lungo peduncolo, ha forma rotonda e appiattita, simile a quella della mela, mentre la polpa, con un'acidità bassa o inesistente, è compatta, succosa e croccante simile a quella delle pere. Il sapore è dolce e profumato con tonalità leggermente alcoliche, ricorda vagamente l'uva fragola. La buccia è liscia o leggermente ruvida, di colore, variabile a seconda delle varietà, da dorato-bronzato o giallo-verde. La raccolta si effettua nei mesi di agosto e settembre. Esistono decine di cultivar, tra cui le più importanti:

  • Kosui (Giappone, 1959)

  • Hosui (Giappone, 1972)

  • Nijisseiki (Giappone, 1898)

  • Niitaka (Giappone, 1927)

  • Shinko (Giappone, 1941)

  • Chojuro (Giappone, 1893)

I portinnesti utilizzabili per il nashi sono:

"Pyrus betulaefolia", molto vigoroso, adatto a suoli pesanti, umidi ed alcalini, poco sensibile alla siccità;"Pyrus calleriana", meno vigoroso, meno resistente al freddo e ai suoli umidi e calcarei;- "Pyrus serotina" o "pyrifolia", resistente al gelo ma teme i suoli pesanti ed umidi; "Pyrus communis", il meno vigoroso, si adatta un po' a tutti i terreni sia sabbiosi che argillosi. Non risulta adatto invece il cotogno, abbondantemente utilizzato come portainnesto per le pere comuni.

Fra le oltre 150 varietà diffuse in Italia quelle consigliate nella lista di orientamento varietale valida per tutto il territorio nazionale sono le seguenti (in ordine di maturazione): Tama, Kosui, Shinseiki, Hosui, Nijisseiki, Shimseiki e Shinko. La maggior parte delle varietà è autosterile ed è indispensabile la presenza di una varietà impollinatrice. La fioritura è diversa a seconda delle varietà, comunque precoce, da 2 a 15 giorni prima di "William".

Come il pero europeo questa specie risulta sensibile ad alcuni parassiti. Contro il "disseccamento batterico" si devono effettuare dei trattamenti a base di rame in autunno e primavera; il nemico più temuto è la "psilla", un insettino che arriva a fare fino a cinque deposizioni di uova durante tutta l'estate, la pianta può essere lavata con sapone molle utile per sciogliere la melassa sotto cui si nasconde la psilla,  rendendola vulnerabile verso i suoi nemici naturali; se questo non dovesse essere sufficiente si può procedere con l'olio bianco. Da evitare pesticidi ad ampio spettro a base di piretro.  Questi infatti ucciderebbero anche insetti utili mentre risulterebbero scarsamente efficaci contro la psilla. Per altri parassiti come la "carpocapsa", il "ragno rosso" e la "ticchiolatura" si può procedere con le stesse modalità viste per la difesa del pero. (per combattere i parassiti in modo ecologico vedi: Lotto contro tutti i parassiti - Il Giardino dei Libri - )

Composizione chimica del Nashi per 100 gr.

Elementi valori medi

CALORIE 51 kcal
ACQUA 85,8 %
PROTEINE 0,5 gr
LIPIDI 0,2 gr
ZUCCHERI 11,7 gr
FIBRE 0,8 gr
Sostanza secca 0,4 gr
CALCIO 4 mg
MAGNESIO 35 mg
FERRO 0,2 mg
VITAMINA C 2 mg

Che dire piantatela!!!!! 

La germinazione del Nashi è abbastanza agevole, si può procedere come per le mele e le pere. I semini germinano con facilità anche se le giovani piantine vanno tenute al riparo da correnti d'aria e soprattutto dalle muffe. Per paura di vederle morire tra atroci sofferenze saremmo portati ad inzupparle spesso d'acqua, ma questo potrebbe favorire lo sviluppo di muffa e malattie fungine. Conviene innanzi tutto tenere a bagno i semi una mezza giornata in una soluzione con polvere di cuffaro (il ramato….), poi quando le piantine avranno raggiunto i 7/8 cm si può procedere ogni tanto ad irrorarle con la soluzione stessa. Quando saranno più grandi e, se il clima lo consente, sarà possibile metterle all'esterno in una zona dove potranno prendere il sole alcune ore e restare all'ombra per il resto della giornata. Un elemento importante, che vale un po' per tutte le nostre nuove nate, è il vento. Riparatele assolutamente altrimenti rischierete di vedere svanire un lavoro iniziato da tempo. Quando la piantina avrà raggiunto i 15/25 cm sarà possibile aumentare il tempo di esposizione alla luce diretta per favorirne l'ulteriore sviluppo. Per gli innesti,  beh c'è tempo,  intanto godetevi il bel fogliame…

 


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