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 Castagno spoglio  Castagno in vegetazione  castagne
CASTAGNO
Castanea Sativa
Il Castagno è un albero fantastico appartenente alla famiglia delle Fagaceae. Rappresenta forse una delle specie forestali più rilevanti nell'Europa meridionale. E' una pianta a portamento arboreo che sviluppa a maturità un'ampia chioma di forma rotondeggiante e altezza variabile. Può raggiungere, se trova condizioni particolarmente favorevoli, anche i trentacinque metri di altezza. E' un albero particolarmente longevo a comportamento caduco. Il fusto è grosso e colonnare, la corteccia liscia, lucida, di colore bruno, è solita screpolarsi longitudinalmente con l'avanzare degli anni. Le foglie sono di un bel verde, con un breve picciolo, della lunghezza di circa una ventina di centimetri; la loro forma è lanceolata e presentano una seghettatura ai margini. Sulla stessa pianta si sviluppano sia i fiori maschili che quelli femminili, piccoli e riuniti in gruppi, dal colore biancastro. Il frutto è la castagna che non mi sembra il caso di descrivere scientificamente. La castagna è la castagna. Basti solo ricordare ai più sprovveduti che le castagne sono racchiuse in un involucro spinoso, il riccio. Questo a maturità si apre lasciando cadere il frutto. COLTIVAZIONE del CASTAGNO. Il castagno apprezza notevolmente ambienti umidi, con temperature miti. L'esposizione ottimale è in pieno sole. Tollera dignitosamente anche temperature rigide di diversi gradi sotto lo zero. Diviene più esigente durante la ripresa vegetativa, quando schiude le gemme in tarda primavera e fiorisce ad inizio estate. Se per le esigenze climatiche potremmo definire il Castagno una specie rustica, vista la sua grande adattabilità, notevoli sono invece le sue esigenze sul piano pedologico. Il terreno deve essere ben dotato di potassio, fosforo ed humus. L'optimum è rappresentato dai terreni neutri o moderatamente acidi. Il suolo deve essere sciolto, profondo, mentre il Castagno fa fatica nei terreni argillosi dove le insidie possono essere rappresentate dai ristagni idrici. Se la pianta dovesse soffrire in estate la siccità potrebbe rimanere a portamento cespuglioso invece di svilupparsi ad albero. SEMINA del CASTAGNO. La propagazione per seme può essere effettuata prelevando il seme in natura, dopo una bella passeggiata nei boschi. E' sconsigliabile invece seminare le castagne del supermercato perché solitamente queste sono state conservate in celle frigorifere, e spesso sono addirittura quelle dell'anno passato. Senza considerare infine i molteplici trattamenti chimici che possono aver subito. Raccolti gli embrioni botanici si può eventualmente procedere con una sorta di stratificazione, per evitare la pregerminazione, effettuando poi la semina in primavera. Si procede al coperto, in semenzaio o in vaso, meglio ancora in fitocella, tecnica che stimola la produzione di radici, oppure la semina può essere effettuata direttamente a dimora. Se possibile si consiglia di procedere con quest'ultima modalità per avere maggiori probabilità di successo. A volte infatti le giovani piantine di Castagno soffrono il successivo trapianto. La tecnica di semina è banale, basta interrare le castagne, bagnare la terra e preoccuparsi di tenerla umida. La miscela ideale per la semina è formata da un po' di terriccio, sabbia e torba in parti eguali. Non tarderanno a germinare. Se avete optato per la semina in vaso, le piantine ottenute andranno coltivate per qualche anno prima di poterle mettere a dimora in terra. Per ottenere una pianta produttiva tuttavia sarà necessario procedere ad un innesto, per questo dovrete consultare il sito www.innestiamole.it, ammesso che esista. AVVERSITA'. Il Castagno teme diversi tipi di malattie fungine, tra le quali il cancro corticale e il mal dell'inchiostro. Tra i parassiti invece vi sono diversi insetti fitofagi, come il balanino delle castagne (Curculio elephas), la tignola del castagno (Pammene fasciana), la carpocapsa delle castagne (Cydia splendana) e il bombice dispari (Lymantria dispar). Negli ultimi anni in Italia è arrivato il Cinipide Galligeno del Castagno, una piccola vespetta nera che depone le uova nelle gemme ancora chiuse. Le larve che poi nascono si cibano della gemma dal suo interno, compromettendo il regolare sviluppo delle giovani foglie. Da non sottovalutare infine l'attacco degli afidi che possono produrre una sorta di patina collosa sulle foglie, spianando la strada a muffe e funghi. Insomma con tutte queste avversità è un miracolo che ancora esistano questi alberi, esorto pertanto tutti i seminatori a darsi da fare: seminare, seminare e seminare.
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