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3 - Il delitto della consorte
…aveva aspettato per mesi l'arrivo del seme. Unico, introvabile, raro, irripetibile, preziosamente delicato, gioiello botanico per eccellenza, gemma vegetale, germe di vita. In sogno più volte l'aveva visto nascere, aveva osservato i cotiledoni schiudersi coraggiosamente alle fatiche della vita, lanciare la loro sfida per la sopravvivenza, irrompere nel creato colorando la buia terra d'un vasetto torboso. L'aveva visto crescere con paziente umiltà, finalmente dal sogno alla realtà. Dopo la lettera della dogana tutto sembrava ormai perso: quel povero semino tropicale in un freddo ufficio, imbustato come merce, sottoposto alla visita del fitopatologo. Avrebbe di sicuro perso la sua energia vitale, la sua germinabilità, la sua voglia di vivere. Che disgrazia, pensò. Poi finalmente la luce, il semino impacchettato per bene giunse a casa e lui, con premura quasi schizofrenica l'aveva accudito lasciandolo alla luce tiepida del sole autunnale, al riparo dal freddo, ad inumidirsi in un bicchierino, protetto dalle insidie di chi non può comprendere la forza e l'importanza di un tale miracolo. Dopo ore di bagno rigenerante aveva adagiato il suo semino tropicale in un letto di torba mista a sabbia, amorevolmente preparata per l'occasione. Ecco mio piccolo tesoro, gli aveva sussurrato, questa sarà la tua piccola culla dove conoscerai il mondo. Pronto a difenderlo contro chiunque avesse potuto rappresentare un pericolo, anche solo in grado di generare un lieve spostamento dell'aria circostante, lo accudì per giorni, irrorandolo di amore e di acqua distillata per l'occasione. Contava i minuti, quasi i secondi ed attendeva l'arrivo della vita. Finalmente il semino cominciò a germinare, cominciò il suo cammino per la vita. Impossibile descrivere la gioia e la commozione, sensazioni uniche, quasi divine. La prima fogliolina nacque dopo due giorni. Quell'esemplare rarissimo di Cyphomandra betacea era giunto al mondo. Quasi sfinito dall'energia profusa per fare nascere la sua piantina si adagiò sul divano, sognando una serra per la sua piccina, pianificando un futuro di abbondanza e fruttificazione e su questo pensiero stupendo si stese assopendosi un tantino. L'uxoriplanticida allora da tre stanze in lontananza chiese al buon uomo il permesso di fare un po' d'ordine per casa, egli non capì granchè di quello che l'uxoriplanticida aveva detto ma emanò un soffice si. Fu allora che la moglie ripulì l'intera casa, prendendo anche il vasetto di torba, ignorando l'esistenza dell'esile esserino. Pianta e vasetto finirono nella raccolta organica. Amaro sarebbe stato il risveglio del dolce seminator di vita. Il Giardino dei Libri - libreria online -
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