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6 - Il ritorno dalle vacanze
Quando ogni anno arriva il momento di partire per le vacanze, un pensiero agghiacciante offusca la mente e l'anima di tutti i veri seminatori: e i miei semenzai? Le mie piantine? Come faranno a sopravvivere senza di me, senza le mie cure e le mie botaniche attenzioni? Purtroppo o per fortuna le vacanze prima o poi arrivano e bisogna avere il coraggio e la forza di organizzare la sopravvivenza dei vegetali. Bottiglie di plastica colme d'acqua infilate nei vasi, perle d'acqua a lento rilascio, sottovasi traboccanti, bagnarole inondate con dentro vasi a galleggiare, posizioni strategiche di vasi e vasetti per carpire gli spruzzi generosi dell'impianto di irrigazione del vicino, e così via. Queste sono le tecniche più utilizzate per sperare di salvare qualcosa dalla calura estiva, molto spesso ahimè non sufficienti ad impedire un massacro. Ma quest'anno, mentre le nubi di afa assassina si addensavano sul parco botanico del seminatore, un raggio di luce si faceva largo, deciso, sicuro, splendente. L'uxoriplanticida, che tante vite verdi aveva stroncato nel suo passato, forse nel tentativo di ripulire la sua coscienza dalle nefandezze perpetrate a danno di piante, semenzai o embrioni botanici, si fece avanti con sorprendente disponibilità, offrendo il suo contributo nella lotta per la sopravvivenza delle piante di casa. Incredibile, la moglie del seminatore avrebbe garantito la sopravvivenza delle piante!!! L'uxoriplanticida infatti, essendo alle prese con nuovi impegni lavorativi, avrebbe potuto raggiungere il resto della famiglia in vacanza solo dopo una settimana, e questo le avrebbe permesso di prendersi cura delle creature botaniche del seminatore. Quest'ultimo d'altro canto non aveva molte alternative e accettava con soddisfazione l'inattesa nuova disponibilità della moglie, da ora non più uxoriplanticida, ma tenera, dolce e disponibile custode dei suoi tesori botanici. Nei primi giorni di vacanza il seminatore chiedeva sempre alla moglie notizie sulle sue piante, ricevendo con immediatezza rassicuranti risposte. Niente da dire, quella che in passato si aggirava per la casa come una minaccia naturale alla vita vegetale, era diventata ora una sorta di antica divinità, la dea della foresta, la dea della natura, la protettrice della flora, una sorta di vestale a custodire coraggiosa e decisa, invece di una fiamma ardente, un vasetto di coccio con dentro un boschetto di rarità botaniche appena schiuse alla vita. Arrivarono le vacanze anche per la protettrice del verde domestico. Il seminatore si assicurò premuroso che la dea miracolasse a dovere la casa, per creare le condizioni ideali alla sopravvivenza delle piante. Il caldo imperava e le contromisure dovevano essere importanti. La dea rassicurò nuovamente il seminatore, tutto sarebbe stato fatto con amore e premura, con impegno e dedizione, le piante sarebbero sopravvissute, anzi, ne avrebbero tratto beneficio perché al ritorno dalle vacanze sarebbero state amate non più da un solo essere umano, ma da due, ricevendo pertanto maggiori attenzioni e ulteriori cure. Tutto fu compiuto, la casa rimase chiusa per una settimana, le piante vennero tutte raggruppate sotto una finestra, l'unica in grado di garantire loro luce a sufficienza, la temperatura esterna era di 35°, in luglio purtroppo è quasi la norma. Passarono anche le vacanze. La chiave si infilò nella toppa della porta, quasi freneticamente, il seminatore emozionato come un bambino si mise a correre su per le scale, per accertarsi delle ottime condizioni di salute di tutte le sue piante. Mentre saliva orde di pensieri, questa volta positivi, danzavano nella sua mente, elevandola. Tra qualche istante avrebbe toccato con mano l'amore di sua moglie, finalmente una donna che, amando le sue piante, amava indirettamente anche lui, il seminatore. Arrivò sotto la finestra luminosa e ………………………………………………….. i suoi sogni, le sue speranze appassirono in un colpo solo, vennero spazzate, come lava fumante su una foresta vergine, lo spettacolo fu desolante. Lo Spatiphillum era stramazzato al suolo, irrecuperabile e con lui l'edera nana, una Kenzia, un paio di orchidee e altre svariate piantine. Un disastro, un attentato alla natura, un undici settembre botanico. La dea perse la sua essenza divina, si spogliò delle vesti immortali e tornò a vestire quelle mortali, smise di essere dea e tornò ad essere quello che era stata fino a poco tempo fa, un'uxoriplanticida micidiale, velenosamente pericolosa per tutto ciò che è verde. Per un attimo il seminatore aveva temuto anche per l'incolumità dei fiori in plastica dei bimbi. Calò il silenzio, il seminatore cominciò a domandarsi se la donna l'avesse fatto apposta oppure non si fosse nemmeno resa conto dell'accaduto. Le piante non erano state sistemate a dovere, l'acqua era stata insufficiente in partenza, niente bottiglie rigirate nei vasi, niente perle d'acqua, niente tazze colme d'acqua da spargere tra i vasi per garantire l'umidità dell'ambiente. Tutto era stato lasciato al proprio destino dopo una fugace spruzzatina d'acqua. Il caldo aveva fatto il resto distruggendo con facilità le piante più vulnerabili. Qualcosa era fortuitamente sopravvissuto. Dopo aver salvato il salvabile e rimesso tutto a posto, tranne i caduti in battaglia ovviamente, il seminatore osservò mesto le sue piante. Ce ne era una che mancava all'appello, come in una battaglia che si rispetti, non c'era né tra i vivi e neppure tra i morti, era sull'elenco dei dispersi. Una meravigliosa kalancoe in un piccolo vasetto. Il seminatore dopo anni era riuscito a bonsaizzarla, un esempio unico e prezioso di come ottenere bellezza e rarità dalla natura. "Dov'è la kalancoe nana?" chiese il seminatore con voce sottile. "Ho messo tutte le piante sotto la finestra luminosa quando sono partita…non c'era?" rispose la moglie. Un brivido glaciale strisciò con sadismo e perfidia lungo la schiena del povero seminatore, evocando presagi funerei, mentre quegli si dirigeva nella stanza da letto. Era lì la poveretta, la mini-kalancoe, era lì mummificata dal suo squallido e sfortunato destino, l'uxoriplanticida l'aveva lasciata morire d'una morte atroce e diversa rispetto alle altre, tutte morte per mancanza d'acqua e per il caldo. Lei era morta al buio, nelle tenebre di una stanza chiusa, sola, disidratata, condannata a soffrire prima di appassire e rinseccolirsi, una morte orrenda. Concluse le esequie per tutte le vittime della strage, il seminatore cercò di voltare pagina e di guardare avanti, per nuove semine e nuovi rinvasi. Il verde per fortuna rinasce e si rigenera e con lui si rigenera chi di verde si nutre. Per fortuna le prossime vacanze sono molto lontane, tanto lontane quanto l'uxoriplanticida dai nuovi semenzai.
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