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 Uno dei due Manghi finalmente a dimora  L'altro Manghetto a dimora...  Il mitico Tamarillo in serra fredda...  Kiwanetti strategici...
1.7 - 30.05.2010, LE TROPICALI
Da diversi anni mi diletto a seminare piante tropicali, soprattutto quelle classiche, quelle ottenibili dai semi dei frutti del supermercato. L'incapacità totale di gettar via il seme dopo averne assaporato il frutto è una mia debolezza, una mia fissazione, una mia mania vegetal-botanica. E vi sono, come è ampiamente noto, alcuni frutti che ben si prestano a questa pratica seminatoria, nello specifico Avocado e Mango. Nel corso degli anni ho riprodotto un numero impressionante di queste piante, soprattutto gli Avocado, di cui francamente non ricordo più il numero di alberelli ricreati a partire da seme, alcuni regalati ad amici e parenti, altri piantumati qua e là, altri ancora infine costretti per il momento in stretti vasi di coccio. Se per gli Avocado ormai è ampiamente dimostrata la loro elevata capacità di adattamento all'esterno, seppur riparati e ben esposti, per i Mango la situazione cambia radicalmente. I Mango sono piante bellissime, veloci nella crescita, eleganti, si riproducono anche piuttosto facilmente mediante semina, si sviluppano agevolmente nella stagione calda, ma cadono in depressione vegetativa con l'arrivo del freddo e, se non opportunamente protetti e coccolati, muoiono silenziosamente. Ne ho visti andar via parecchi, alcuni nonostante le mie cure e coccole. Il freddo non lascia scampo e arriva a ricordar loro di essere nati sfortunatamente nel posto sbagliato. Chissà quanti seminatori fra voi lettori si riconosceranno in quanto descritto dal sottoscritto. Avevate mangiato uno splendido frutto, avevate con difficoltà estratto il seme intatto dall'involucro ligneo, l'avevate trattato per metterlo al riparo dal pericolo di attacchi fungini, l'avevate messo in ammolllo per favorirne il risveglio, l'avevate interrato e tenuto umido e caldo. Poi avevate gioito per la sua germinazione, avevate osservato con amore l'apertura delle giovani foglie, prima violacee scure poi sempre più d'un verde intenso e profondo. L'avevate visto alzarsi con fatica alle fatiche della vita, l'avevate aiutato, nutrito, innaffiato, ne avevate seguito ogni minimo segnale di crescita, misurando anche gli infinitesimi gradi di sviluppo. Poi con l'arrivo del freddo avete visto svanire dapprima lentamente il vostro sogno botanico, poi sempre più velocemente, fino alla caduta delle foglie e delle vostre verdi speranze. Gli avete detto addio, vi siete recati al supermercato per dare inizio a un'altra giostra, ad un altro giro seminatorio, ma ahimè ad un'altra avventura coltivatoria dall'esito fatalmente scontato ed inevitabile. Ma questo era il passato. Cosa è cambiato ora? Lo scorso anno ho costruito con mio padre una serra fredda abbastanza grande da tentare una sfida tanto ambiziosa quanto entusiasmante: la coltivazione delle piante tropicali da frutto direttamente in terra. E così alcune piante ancora un po' infreddolite da una primavera insolita hanno trovato finalmente la loro dimora definitiva, in piena terra dentro la serra. Ho interrato due Manghi, un Tamarillo e una Granadilla, più i kiwani, questi con l'unico scopo di creare un po' di fresco nella serra che d'estate rischia di diventare torrida, anche se dotata di tre aperture su tre lati. Seguirò gli sviluppi di questo esperimento, condividendo con voi seminatori quanto realizzato e chissà se un giorno potrò assaporare alcuni Manghi fatti in casa…
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