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Africa, il Sahel

Africa, Niger
LA SPERANZA SI CHIAMA SAHEL


Tempo fa leggendo un settimanale economico ho trovato un articolo davvero interessante. Si parlava di alberi, il titolo riportava: "Il miracolo verde del Sahel". L'articolo ha attratto subito la mia attenzione ed ho cominciato a leggerlo, con speranzosa avidità. Vi ho ritrovato esattamente quello che in cuor mio sapevo e che speravo di trovare: gli uomini hanno capito l'importanza enorme che si cela dietro un semplice gesto, piantare un albero. Si, piantare alberi per salvare il pianeta. Detto così non è mai interessato a nessuno, spiegarlo poi alla povera gente che combatte tra la vita e la morte ai confini del Sahara, ancor più difficile. E invece no, proprio questa gente ha capito la forza degli alberi e la loro benefica magia. In Burkina Faso gli agricoltori stanno applicando un nuovo approccio all'agricoltura, tutto basato sulla coltivazione degli alberi. Negli ultimi anni questa nuova filosofia di sfruttamento del terreno ha innescato un circolo virtuoso che ha trasformato il Sahel occidentale, la zona semidesertica confinante a ovest con il Sahara, rivestendolo di nuovo verde. La coltivazione degli alberi sta permettendo agli agricoltori di ottenere raccolti più abbondanti, aumentando al contempo la fertilità del terreno. Gli agricoltori hanno cominciato a realizzare pozzi poco profondi in grado di raccogliere l'acqua piovana e convogliarla alle radici delle piantagioni, durante la stagione delle piogge, ricoprendo i pozzi di concime durante la stagione secca. I semi contenuti nel concime hanno però cominciato a germinare ed in molti casi si è trattato di specie arboree.  Gli agricoltori si sono subito accorti che le caratteristiche ambientali, grazie alla presenza di questi giovani alberi, stavano velocemente migliorando. Da qui è derivato un impegno consistente di riforestazione che sta tutt'ora portando queste zone semidesertiche a rinverdirsi. Non male considerando il fatto che il pianeta dovrà ahimé fare i conti con l'aumento delle temperature e con tutto ciò che purtroppo ne conseguirà, come siccità, inondazioni e manifestazioni metereologiche sempre più violente.

Queste tecniche verdi si stanno diffondendo in Burkina Faso, Niger e  Mali e stanno trasformando milioni di ettari di terreni semidesertici in suolo produttivo. Dal punto di vista tecnico questi metodi adottati dagli agricoltori africani sono conosciuti come "rigenerazione naturale assistita" o riforestazione. Gli alberi stanno proteggendo il terreno dall'erosione, proteggono le colture dal caldo aiutando il terreno a mantenere un certo grado di umidità. Le foglie che cadono creano una specie di strato protettivo che aumenta ulteriormente la fertilità del terreno, producendo anche foraggio per il bestiame. Gli alberi inoltre proteggono le colture dal vento, soprattutto in quei terreni dove le semine venivano prima spazzate via, costringendo i coltivatori a dover seminare più volte per garantirsi un raccolto. Anche le falde acquifere si stanno ricostituendo. In passato ambiziosi programmi di riforestazione fallirono sistematicamente, perché il 90% degli alberi messi a dimora moriva dopo 2 o 3 anni, a causa del clima siccitoso. La novità che sta ripopolando il territorio africano di nuova linfa sta nel fatto quindi di associare le coltivazioni agricole a quelle arboree. La cura e l'irrigazione dei terreni coltivati porta beneficio anche agli alberi che a loro volta restituiscono il favore portando riparo dal sole, dal vento e fissando con le loro radici l'azoto nel terreno, arricchendolo di nutrimenti. Non solo, l'inserimento del compost nei pozzi attira nel periodo siccitoso le termiti che scavano dei tunnel sotterranei favorendo al contempo la circolazione dell'acqua e dell'umidità. Questo cambio radicale di gestione del territorio, delle colture e del verde è stato possibile anche grazie ad una modifica delle leggi locali. In passato infatti in molti paesi africani tagliare gli alberi era considerato un reato e la legge lo vietava. In questo modo i coloni potevano sfruttare il legno traendo i maggiori benefici. Quest'assetto normativo rimase inalterato anche dopo l'indipendenza acquisita e gli agricoltori preferivano sradicare gli alberi per evitare problemi. Ai primi anni '90 tuttavia tale legge venne abolita, e fu concesso agli agricoltori di poter disporre liberamente degli alberi cresciuti nei loro terreni. Questo, seppur dapprima molto lentamente, ha via via innescato un meccanismo positivo. Gli agricoltori hanno capito che la piantumazione arricchiva le loro terre e si sono passati parola fino a che la riforestazione ha cominciato a diffondersi rapidamente. I risultati sono stati da subito tangibili. Solo in Niger negli ultimi dieci anni sono cresciuti 200 milioni di alberi e sono stati recuperati 5 milioni di ettari di terra improduttiva. Numeri da far impallidire persino il programma dell'Unep (vedi:BILLION TREE CAMPAIGN)!! Quando finii di leggere quest'articolo la mia convinzione di ritrovarmi a fare la cosa giusta era assolutamente rinforzata. Piantare alberi a più non posso, la natura farà poi la sua parte. Meglio ancora se si piantano alberi realizzati da seme. Il mio pensiero è subito andato a quelle zone della Calabria, della Puglia, della Sicilia, della Basilicata o della Sardegna che stanno soffrendo una sorta di lenta desertificazione. Se poveri e malfamati contadini africani, senza mezzi e senza aiuti, sono riusciti a recuperare milioni di ettari sottraendoli all'incubo del deserto, perché non dovremmo riuscirci noi che abbiamo i mezzi e non viviamo nella povertà? Diamoci da fare seminatori, abbiamo molto lavoro da svolgere!!


www.ilgiardinodeilibri.it