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Il piccolo vivaio di leccini

Cucciolo di leccio

Francesco il leccinaro

Francesco cura i leccini
I LECCI di FRANCESCO


Un amico ti ascolta anche quando dici follie. Ed io devo dire gliene ho raccontate davvero tonnellate di follie, tutte botaniche, ma pur sempre follie. L'anno scorso gli avevo annunciato l'apertura di un sito tutto interamente dedicato alle semine e lui aveva reagito con entusiasmo, come un amico deve fare insomma. Poi nel corso del tempo l'ho sempre tenuto aggiornato sulle novità da leggere sul sito, sulle nuove specie trattate, sugli articoli interessanti, sulle idee, sulle mie nuove piante nate da seme, un vero tormentone, ma lui è un amico ed ha incassato con serena rassegnazione. Quando poi è venuto a trovarmi l'entusiasmo di mostrargli la serra costruita con mio padre mi ha spinto a coinvolgerlo nel trasferimento di semenzai e piantine varie da casa mia alla serra stessa, alcune anche con dei vasoni pesanti, costringendolo a beccarsi anche un bell'acquazzone. Ma lui è un amico, si è preso l'acqua ed ha assecondato la mia pazzia, come si fa insomma con i pazzi, quelli veri. In questo suo sforzo di accondiscendere la mia follia vegetale ha anche mostrato vivo interesse quando gli ho portato dei kiwani da assaggiare, so che probabilmente gli facevano schifo, ma lui è un amico, e mi disse che erano buoni. Nel mio percorso sul web a volte mi ha anche dato delle dritte interessanti, come quando mi ha segnalato che il basilico troppo giovane è cancerogeno o come quando mi ha regalato il libro "L'Uomo che Piantava gli Alberi", libro che mi ha fortemente ispirato. Insomma un vero amico.

Ma lui cosa c'entra con le semine e con gli alberi? Mi ricordo che quando lavoravamo a Milano ogni tanto esprimeva apprezzamento per quelle belle vie tutte lastricate o asfaltate nelle quali non c'erano alberi a sporcare, con le loro foglie secche. Ho sempre pensato che scherzasse, ma quando poi ho visto l'accanimento con il quale ha divelto con una sega elettrica una siepe troppo invadente nel suo giardino o quando ho assistito incredulo ad un astuto recupero di un pezzo di prato pronto trovato in un cassonetto per tappezzare una piccola aiuola, allora ho avuto qualche tentennamento, continuando a chiedermi: ma lui cosa c'entra con gli alberi ed il verde?

E invece mi sbagliavo e recentemente ne ho avuto conferma. Sono andato a trovarlo per trascorrere una giornata insieme. Appena sono arrivato a casa sua mi ha subito mostrato il miracolo: sotto il vecchio leccio dei genitori nascevano imperterriti da sempre dei piccoli leccini, che venivano poi ahimé sistematicamente trucidati dal taglio programmato del prato. Ma questa volta no. E' intervenuto lui, Francesco, il mio amico, si è messo con certosina pazienza a sradicarli delicatamente per poi riporli in dei vasetti con del terriccio. Giorno dopo giorno si è costituito così un piccolo vivaio, una piccola arma verde contro l'inquinamento, una piccola grande promessa vegetale. La sua intenzione, mi ha detto, è quella di farli crescere un po' per poi metterli a dimora da qualche parte. Incredibile, anche lui contagiato dalla mia mania dendro-piantatoria (il termine non esiste ma mi piaceva, deriva dal greco antico, δένδρον = albero)!! Ma c'è di più, molto di più. Dopo avermi mostrato il suo prezioso vivaio, mi ha parlato di un problema serio che si sta verificando lungo il litorale romano. Si parla come al solito di speculazione fondiaria, edilizia ed immobiliare. "Vogliono raddoppiare l'aeroporto di Fiumicino, costruire altre piste, spianare altra macchia mediterranea, espropriare campi coltivati, distruggere altri alberi, cancellare il lavoro di una vita di molti imprenditori agricoli, deturpare il paesaggio, sconvolgerlo, devastarlo, attentare alla nostra salute, a quella dei nostri figli. Si sono attivati comitati, si sono formati gruppi di protesta, ma chissà come andrà a finire? Quando ci sono interessi economici non guardano in faccia a nessuno, non esiste più il rispetto della persona umana, non si tiene conto delle aspettative e della volontà di chi vive su una terra, e desidera fortemente che questa terra rimanga vivibile ora e per il futuro. Soprattutto quando questi interessi sono nelle mani del potere, vincono sempre i cattivi. Anch'io devo fare qualcosa, anch'io posso fare qualcosa. Pianterò alberi dove sarà possibile. Vogliono raddoppiare l'aeroporto? E io voglio raddoppiare il verde disponibile, e sono sufficientemente incazzato per farlo!!". Dopo questo suo sfogo tutto era più chiaro, gli alberi come unica arma rimasta nelle mani delle persone, unico strumento silenzioso e potente contro l'arroganza del potere ed il ludibrio della ricchezza. E la determinazione del mio amico è davvero formidabile. Per ora si è solo dedicato al recupero di piccoli lecci che avrebbero trovato morte certa, ma il bello deve ancora venire. A settembre saranno pronte le nuove ghiande, migliaia, milioni, tutte come proiettili verdi e non violenti da sparare contro i furbetti del mattone e i politicanti speculatori. Il suo è un esempio importante di come si possa fare qualcosa di concreto per salvare il salvabile e garantire un futuro migliore a chi verrà dopo di noi. E se lo imitassero un migliaio di altri pazzi botanici? Allora tra qualche anno la detonazione arborea potrebbe davvero essere fragorosa.

Certo la sfida è enorme e difficile, ho pensato, ecco perché quando si parla di queste cose mi sembra sempre di raccontare la follia di qualcuno. Francesco scherzava sempre in passato dicendo di amare le spianate di cemento, asettiche, ordinate, pulite. Oggi vuole mettere a dimora alberi, quelli che con foglie secche e ghiande sporcano di più!!

Che sia diventato davvero matto anche lui?

Speriamo…


www.ilgiardinodeilibri.it